Se il TTIP inquina anche l’acqua potabile

I gestori dei sistemi idrici europei preoccupati per le sostanze chimiche tossiche che il TTIP potrebbe riversare nell’acqua dei nostri rubinetti

Se-il-TTIP-inquina-anche-l acqua-potabileIl settore idrico europeo ha invitato la Commissione a garantire che il TTIP, l’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti attualmente in fase negoziale – non metterà a repentaglio la protezione dell’acqua da sostanze pericolose.

Il trattato dovrà limitare l’utilizzo di Europa delle sostanze chimiche, comprese quelle americane, rispettando le norme vigenti. È questa la posizione di EUREAU, che rappresenta i fornitori dei servizi di acqua potabile e acque reflue in 27 paesi dell’Ue. L’organizzazione, voce del settore idrico continentale, è preoccupata per il potenziale impatto che un l’abbandono del principio di precauzione in favore di un approccio che privilegia il commercio possa danneggiare la qualità dell’acqua.

«Mentre il principio di precauzione consente alle autorità comunitarie di regolare una sostanza chimica anche in caso di incertezza scientifica, nel sistema americano sono necessarie evidenze scientifiche degli effetti nocivi», ha dichiarato EUREAU.

In altre parole, se un sufficiente numero di persone si ammala o muore dopo aver consumato acqua contaminata e scoppia un caso mediatico, si fanno le verifiche. Altrimenti no. Ad esempio, EUREAU teme le spensierate procedure USA di messa in commercio dei pesticidi e biocidi, che con il TTIP soppianterebbero quelle europee, definite più «progressiste». Il grado di rischio aumenterebbe, perché queste sostanze potrebbero essere utilizzate ampiamente finché non si certificassero significativi effetti negativi sulla salute.

«Il principio di precauzione è di fondamentale rilevanza per assicurare che i fornitori di acqua abbiano accesso a risorse adeguate e affidabili, protette dalla contaminazione – ha spiegato l’organizzazione – Questo controllo della fonte rende possibile l’uso sostenibile di acqua e nutrienti in economia circolare».

Il problema è che i negoziatori statunitensi hanno già risposto picche alla richiesta di adattare il loro quadro normativo agli standard europei. Meno che mai in materia di sostanze chimiche. La parola d’ordine del TTIP è facilitare il commercio, a qualunque costo. Perciò l’Europa di trova davanti ad un bivio: o esclude le sostanze chimiche dai negoziati, oppure le accetta completamente sostituendo l’approccio americano al principio di precauzione.

La Commissione europea, a parole, ha più volte ribadito che non accetterà alcun cambiamento apportato dal TTIP che possa minare norme ambientali dell’Unione. Ma quando è filtrata la proposta di Bruxelles sulla cooperazione regolatoria è stato chiaro che le rassicurazioni erano solo uno specchietto per allodole. Il sistema della cooperazione regolatoria introdurrebbe un organismo tecnico in grado di bloccare il processo politico di approvazione di una norma per valutarne, prima, gli impatti sul commercio. L’organismo è attivabile anche su input dei privati: in questo caso, le aziende chimiche preoccupate da nuove regolamentazioni restrittive, potrebbero invocarne l’intervento per rallentare l’iter di leggi sgradite.

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