Casamonica, De Pedis e Welby: agi e privilegi di Sacra Romana Chiesa spa

Lo scioccante funerale del boss dei Casamonica nella chiesa che si negò al ‘suicida’ Welby: viaggio tra contraddizioni e privilegi di Sacra Romana Chiesa

funerale del boss dei Casamonica

Sacra Romana Chiesa tutto può, tutto chiede e niente restituisce. La salvezza delle anime, certo. Almeno per chi ci crede. O forse anche per chi decide più facilmente di guadagnarsela. Letteralmente: incidendo il proprio nome nel bagliore opaco di una targhetta di ottone, apposta ai piedi di una statua o sulla spalliera di una panca, in cambio di una offerta che non si può rifiutare. Che non consiste certo nel mettere a disposizione il proprio tempo libero a favore di poveri o sventurati. Sacra Romana Chiesa vigila sulle anime e sui cuori, e non è un caso se a quell’altezza ci sia il portafogli. Dall’alto della sventurata eredità fascista dei Patti Lateranensi e del mai sufficientemente applicato “libera Chiesa in libero Stato” di cavouriana memoria. Sacra Romana Chiesa può chiudere un occhio ma riesce ugualmente ad allentare i cordoni della borsa, se il boss del clan dei Casamonica passa a miglior (?) vita e decide di regalarsi un funerale a 5 stelle. Oppure può accogliere a braccia aperte una delle menti della banda della Magliana, Enrico De Pedis, e concedergli l’onore papale di una sepoltura nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma. Ma guai ad aprire le proprie porte ad un Piergiorgio Welby qualsiasi. 

CASAMONICA E CASA DEL SIGNORE – Ci volevano la carrozza principesca (la stessa usata al funerale di Totò, come riferito dall’Ansa), gli applausi alla bara levata verso il cielo e la musica de il Padrino per far cadere la maschera di ipocrisia della Chiesa 2.0. Quella che manda i missionari in Africa a costruire case di fango con le proprie mani, ma che a Roma adorna le basiliche di ori ed incensi. Quella che sorride dietro il volto bonario di papa Francesco, e che tratta il cancro dei preti pedofili come un malessere passeggero, la cui cura è l’aspirina del trasferimento ad altra santa sede. Nell’eterno – almeno quello – dibattito tra Dio e scienza, chi ancora crede chiede ai vicari di Cristo in terra, se non la perfezione divina, quantomeno una umanissima perfettibilità. Che si traduca in una trasposizione odierna della cacciata dei mercanti dal tempio (loro no, non ci risulta siano stati trasferiti ad altra sede) a tempo debito. Ma la Chiesa di oggi non è quella del pugno duro in risposta a chi sbatte i propri di pugni sul tavolo, se stretta tra le dita del picchiatore c’è pecunia tintinnante. La Chiesa moderna ha la sua banca privata, vive di offerte mai fatturate e di un patrimonio ereditario sterminato. E, quando serve, china il capo o gira la testa all’altra parte, o magari affigge tariffari per i sacramenti da celebrare, con tanto di “fioristi convenzionati”. Fin quando c’era solo la vox populi a circolare, poco male. Ma quando sono arrivate la rete e la sovraesposizione mediatica a sbugiardare le malefatte di Sacra Romana Chiesa spa, ecco che sono iniziate a piovere le testimonianze di decennali magagne in nomine patris et filii et spiritus sancti. Il calderone, infernale, ça va sans dire, è stato scoperchiato.

Concedere un funerale in pompa magna a Vittorio Casamonica e dire “lo rifarei”, non vuol dire essere preti. Vuol dire essere impiegati della fede, obbligati a tacere (sei il parroco di un quartiere romano e non sai chi sono i Casamonica?) di fronte al succoso obolo versato nel cestino delle offerte della chiesa Don Bosco. Anche se quei soldi sono sporchi, non di solo fango ma anche di sangue. Quello che gronda dalle ferite aperte dai colpi di pistola, o dalle siringhe appena sfilate dalle vene dei tossici che arricchiscono le casse della famiglia di rom stanziali autoproclamatisi “re di Roma”.

DE PEDIS: ROMANZO CRIMINALE, SEPOLTURA PAPALE – La Chiesa s’illumina di stupore di fronte alla luce divina, ma cerchia la bocca anche di fronte ad altri luccichii. Per il curriculum di Renato De Pedis basta aver guardato Romanzo Criminale: c’è poca finzione e molta realtà nelle gesta del criminale dalla faccia pulita, quello che col tempo sarebbe diventato il capo della Banda della Magliana senza sporcarsi quasi mai le mani, perché poteva pagare qualcuno al posto suo per i lavori di bassa manovalanza. Cv breve: assassino, spacciatore, strozzino, palazzinaro. Ma tutto sommato un brav’uomo, secondo il rettore della basilica monsignor Pietro Vergari. Il quale attestò in una lettera del 6 marzo 1990 che De Pedis in vita “fu un benefattore dei poveri che frequentavano la basilica”. Dlin dlin: jackpot.

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La tomba di Enrico De Pedis della banda della Magliana nella basilica di Sant’Apollinare a Roma (blitzquotidiano.it)

Tanto bastò al Vicariato di Roma per autorizzare la sepoltura in deroga al diritto canonico. Il 24 aprile 1990 la salma di De Pedis venne tumulata e le chiavi del cancello vennero consegnate anche alla vedova. Ci vollero 22 anni, e il via libera alla basilica della vedova di De Pedis, per convincere il Vicariato a privarsi del corpo di un criminale che riposava sotto l’effige di sant’Apollinare in gloria. Sacra Romana Chiesa, fino ad allora, “comprendeva le perplessità ingenerate dalla sepoltura, ma non riteneva opportuna un’estumulazione“. I contratti si onorano anche con gli estinti. Pazienza se son criminali.

WELBY, L’ASSASSINO DI SE STESSO – Tutt’altro discorso fu fatto in grande rapidità per Piergiorgio Welby. Un uomo divorato lentamente dalla malattia. Quarantacinque interminabili anni in cui la distrofia facio-scapolo-omerale in forma grave lo ha ridotto alla stregua di una pianta dipendente dal suo annaffiatoio. Ma incapace di raggiungerlo con le proprie mani. La sua colpa? Aver chiesto di morire con dignità e senza più sofferenza, ed esserci riuscito grazie alla mano dell’amico anestesista Mario Riccio, della moglie, della sorella e dei compagni radicali dell’associazione Luca Coscioni. Il Vicariato non ci ha messo 22 anni a decidere la cosa migliore. Migliore per il Vicariato, ovviamente:

« In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325) »

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Piergiorgio Welby: la stessa chiesa che ha celebrato il funerale di Vittorio Casamonica, gli negò il funerale in quanto “suicida” (quadernodelcinemareale.it)

Il cardinale Ruini mise il carico da novanta: «Io spero che Dio abbia accolto Welby per sempre, ma concedere il funerale sarebbe stato come dire “il suicidio è ammesso”». Eutanasia e suicidio, due rette parallele che si incontrano solo al momento della morte. Così come si incontrano allo stesso punto dell’omicidio, di cui Casamonica e De Pedis erano esperti in materia, a voler essere puntigliosi. Ma che nulla hanno a che spartire in quanto a sofferenza e dignità di fronte ad una malattia e ad una vita degna di tale nome. L’eutanasia “contrasta con la dottrina cattolica”. Omicidio, spaccio ed altre amenità criminali no.

LA CASTA DELLA CHIESA: TUTTI I PRIVILEGI DEL VATICANO (E NON SOLO) – Di fronte ad un quadro del genere, è giusto ricordare le contropartite che la Chiesa mette sul tavolo da gioco in cambio dell’autodeterminazione legislativa e territoriale: la salvezza delle anime. Non male, considerando che dimostrazioni tangibili in merito non ce ne sono. In cambio dell’opera di salvezza dei fedeli, la Chiesa ha chiesto ed ottenuto con i primi Patti Lateranensi:

  • L’equiparazione delle leggi statali sul matrimonio e sul divorzio conformi a quelle della Chiesa cattolica di Roma dal 1932 (sino a riforma legge sul divorzio)
  • Il riconoscimento di “sola religione dello Stato” fino al 1984
  • L’esenzione del clero dal servizio militare
  • L’equiparazione dal punto di vista tributario degli enti ecclesiastici agli enti di beneficenza
  • L’esenzione da qualsiasi dazio di tutte le merci in transito verso la Santa Sede e i suoi uffici in territorio italiano (anche se ogni tanto le merci trasportate non sono propriamente lecite)
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Bergoglio e Ratzinger pregano assieme: papa Francesco è stata la “cura” al poco mediatico Benedetto XVI?

In seguito alla revisione parziale degli accordi del 1984, se da un lato fu eliminato il carattere esclusivo della religione Cattolica in Italia, dall’altro fu necessario offrire una contropartita. Che consistette in:

  • Insegnamento della cattolica dottrina nelle scuole della Repubblica (con docenti scelti dai vescovi ma pagati da tutti i contribuenti)
  • Regime speciale per il matrimonio religioso
  • Esenzioni fiscali e doganali
  • Obbligo dello Stato italiano di garantire la sicurezza tra le mura del Vaticano
  • Accesso ad una quota annuale del gettito Irpef pari all’otto per mille
  • Esenzione da Ires, Irap, Iva ed esenzione (tramite Dpr 601/1973) della Santa Sede dal pagamento di imposte sui redditi dei propri fabbricati, inclusa l’Imu, dalla quale la Chiesa è stata esentata con il decreto liberalizzazioni emanato il 24 gennaio 2012
  • Obbligo dello Stato italiano di farsi carico di ogni onere finanziario e manutenzione dei beni culturali mobili ed immobili di interesse religioso di proprietà ecclesiastica
  • Parificazione scolastica, che di fatto consente di scavalcare il dettato costituzionale che vieta allo Stato di finanziare le scuole private
  • Cappellani nelle Forze Armate, nella Polizia di Stato, nelle carceri, i cui costi sono sempre a totale carico dello Stato, Tfr e pensione compresi
  • Servizio di assistenza religiosa cattolica negli ospedali con costi a carico degli ospedali stessi
  • Apposito fondo pensionistico per il clero ed i ministri di culto, che garantisce ai dipendenti del Vaticano e ai loro familiari trattamenti assicurativi e pensionistici
  • Agevolazioni tariffarie per affissioni e insegne a contenuto religioso
  • Un milione di euro versato alle “emittenti radiofoniche nazionali a carattere comunitario” (radio Maria, ndr)
  • Diritto di fornimento dal 1929 di una “adeguata dotazione di acque in proprietà”. Nulla essendo stato stabilito in merito agli oneri accessori e allo smaltimento delle acque reflue, c’è stato un contenzioso con l’Acea, che il governo italiano ha risolto nel 2004 la somma di 17,3 milioni di euro per il ripianamento dei debiti dal 1998 al 2003. Il Vaticano ha “contribuito” versando 1,1 milioni all’anno

Si dirà: i preti non sono tutti così. Si risponderà: con un albero malato dalle radici, è solo questione di tempo affinché il male arrivi fino ai rami. I fiori che sbocciano sono sempre meno e cadono sempre più in fretta. I ministri del Signore degni di tale nome si contano sulle dita di una mano. La sete di potere e di denaro di Sacra Romana Chiesa spa continua a divorare piccoli e grandi uomini di fede e non. Il volto sorridente e mediatico di papa Bergoglio è stato l’ancora di salvezza lanciata ad una fede cattolica messa a dura prova dal fenomenale teologo – e volto indubbiamente meno gradevole, ma più realistico – Joseph Ratzinger. La sostanza del cristianesimo, al netto di risibili limature, è scritta nero su bianco da un paio di millenni. Non basta sostituire ori e paramenti sacri con croci di legno e tuniche meno appariscenti. Se qualcuno spera in formidabili aperture moderniste da parte di Bergoglio, farebbe bene a riporre i sogni nel cassetto dei desideri. Se c’è da aprire qualcosa, tutt’al più sarà un conto corrente.

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