Gorgona, ritrovati i bidoni tossici, ma il disastro sarebbe già in corso. Oggi manifestazione a Livorno

manifesto bidoni livorno -Sono stati individuati a inizio settimana i bidoni tossicidispersi al largo della Gorgona la notte del 17 dicembre 2011. I rilievi sonar e magnetometrici della nave Minerva 1, incaricata dalla ditta Castalia, non lasciano dubbi circa il posizionamento, un’area di circa 250 metri per 100 metri a nord-ovest dell’isola toscana.Le ricerche dei 198 fusti persi dall’Eurocargo Venezia della Grimaldi, erano partite il 6 febbraio. Ma per evitare il disastro ambientale potrebbe esser già passato troppo tempo. Secondo quanto rivela il comunicato dell’ARPAT, l’agenzia regionale per la protezione ambientale “è plausibile che a causa della pressione esercitata dalla colonna d’acqua i fusti si siano aperti ed il contenuto si sia depositato sul fondo, disperso secondo l’andamento delle correnti prevalenti ad una profondità tra i 400 ed i 450 m”.Come era stato preventivato la tenuta dei bidoni a mare è garantita per circa 60 giorni, poi il rischio, confermato ora dai tecnici dell’ARPAT, è la fuoriuscita dei filamenti tossici. Si parla di circa 30-35 tonnellate di catalizzatori, una sostanza tossica usata nei passaggi di raffinazione del petrolio, provenienti dal petrolchimico di Priolo Gargallo, nel siracusano. Essenzialmente metalli pesanti, sotto forma di solfuri, dei quali una piccola parte risulterebbe solubile in acqua.

L’impatto ambientale, probabilmente sottovalutato in un vicenda segnata da omissioni e ritardi operativi, potrebbe essere enorme. E’ sempre l’ARPAT a confermarlo, in una nota dove si afferma che “il rischio potrebbe diventare più consistente se il carico in fondo al mare […] dovesse rimanervi a lungo senza essere recuperato: infatti, prima o poi, per l’aggressività dell’ambiente marino, la tenuta dei fusti e dei sacchi verrà meno, con conseguente rilascio di una quantità rilevante e concentrata di materiale inquinante. In questo caso gli effetti sull’ambiente e la biodiversità potrebbero essere gravi”.

Un campanello d’allarme sulla vicenda era stato lanciato dalle diverse centinaia di persone che avevano protestato a inizio gennaio all’ingresso del porto mediceo di Livorno. E che oggi, a due mesi esatti dall’incidente, torneranno a farsi sentire in una manifestazione convocata alle 15 davanti a Palazzo Civico.

Diverse le accuse dei promotori. A partire dall’inspiegabile ritardo (11 giorni) con cui le istituzioni cittadine hanno informato la popolazione dei pericoli. Esiste infatti un rischio immediato di autocombustione per esposizione all’aria del materiale (in caso di spiaggiamento) oltre che una possibile contaminazione della catena alimentare.

Il sindaco di Livorno aveva dichiarato di aver appreso dell’incidente solo il 29 dicembre da una nota dell’ASL, ma il 13 gennaio il sito locale Senza Soste ha pubblicato i fax della Capitaneria di Porto dove si attesta che le informative erano state regolarmente inoltrate al Comune, già a poche ore dall’accaduto.

Evasiva anche la figura del comandante del cargo Venezia, Pietro Colotto. Più volte ha cambiato la versione circa la dinamica della perdita del carico. Nell’ultima dichiarazione ha rivelato che il “Venezia”, partito da Catania e diretto a Genova, nel corso del tragitto ha effettuato una improvvisa sbandata di 34°, dovuta alla necessità di evitare un’altra nave che procedeva sulla stessa rotta, identificata nel ro/ro “Cragside”.

Poco chiaro anche il balletto sul contenuto dei bidoni. Inizialmente si era parlato di catalizzatori Co-Mo, cioè composti di cobalto e molibdeno, affermazione avvallata dall’ISAB di Priolo, la raffineria dalla quale provenivano i bidoni che aveva fornito alle capitanerie le schede tecniche dei catalizzatori al cobalto. In realtà le analisi delle autorità sanitarie del porto di Genova, dove era approdato il cargo, hanno rivelato la presenza di nichel e molbideno. Materiale in parte solubile e quindi più dannoso del cobalto. Resta sconosciuta anche la destinazione finale dei prodotti. Si parla di una società del Lussemburgo, specializzata nella rigenerazione di catalizzatori, ma della quale ISAB, una volta interpellata, ha preferito non rivelare l’identità.

Per ultimo il ritardo con il quale sono state avviate le operazioni di recupero, 45 giorni dopo l’incidente.  “Un lasso di tempo inspiegabile – affermano i portavoce di Vertenza Livorno, promotori della manifestazione odierna – visto che la perdita del carico era stata localizzata fin da subito. E non possiamo non sottolineare che le ricerche sono state avviate grazie alla mobilitazione di comitati, partiti, associazioni ambientaliste che hanno denunciato i silenzi e le omissioni dei cosiddetti responsabili”.

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