Quella neve che nasce dalla nebbia

Negli ultimi giorni si è parlato molto di un insolito fenomeno meteorologico che ha interessato diverse città del centro nord.

Nessuna precipitazione nevosa quest’inverno, ma alcune giornate imbiancate da un consistente strato ghiacciato: ma se non è neve, di che si tratta?

Parliamo di quella che viene impropriamente definita “neve chimica”, ma che i meteorologi raccomandano di chiamare “neve da nebbia”.

Infatti la sua formazione non dipende da componenti inquinanti ma principalmente da acqua, anche se naturalmente dell’acqua contiene alcune polveri.

 

La neve da nebbia si forma in atmosfera a poche centinaia di metri dal suolo e i cristalli cadono per gravità non sciogliendosi negli strati bassi, a causa delle temperature che anche al suolo si mantengono molto al di sotto dello zero termico.

Il fenomeno, assimilabile alla popolare “galaverna” quest’anno ha avuto un risalto particolare, anche viste le temperature che ci hanno privato dell’attesa neve natalizia.

Ma oltre a sorprendere i cittadini, la neve da nebbia è stata anche oggetto di studio da parte dei tecnici del CNR e dell’Arpa.

E’ di oggi la pubblicazione dei risultati di una prima analisi effettuata dall’Arpa della provincia di Alessandria, che ha preso in esame quattro campioni provenienti da zone industriali (2 campioni), da un’area stradale e da un bosco.

I campioni sono stati osservati in base alle caratteristiche chimico fisiche di base e alla concentrazione di metalli.

Ne emerge un panorama non certo allarmante ma con alcuni aspetti ancora da approfondire. Nella nota dell’Arpa si legge:

Vi è una certa differenza complessiva tra le cristallizzazioni di ghiaccio, che si creano in aree industriali (campioni 2, 3 e 4) da quelle urbane o naturali (campione 1). Nelle prime infatti, oltre al cosiddetto “smog”, vi è la presenza di sostanze emesse dai camini delle centrali termiche o dai processi industriali, che si disperdono nell’atmosfera ma che a basse temperature e con situazioni di inversione termica sono intrappolate nei cristalli di ghiaccio ricadendo a terra sotto forma di “neve”.

La nebbia ghiacciata cattura dunque nei suoi cristalli le polveri presenti in atmosfera, e l’osservazione di questi fiocchi è un po’ come un termometro per misurare il grado di inquinamento. L’esperimento di Alessandria proseguirà con controlli più precisi e campionamenti diffusi, aprendo la strada allo studio dell’inquinamento atmosferico tramite le particelle di nebbia fattasi “neve”.

i risultati dei campionamenti di Arpa, nella provincia di Alessandria.
Fonte
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...