Aumentano i casi di corridori colpiti da arresto cardiaco

 

CorridoriIl rischio di arresto cardiaco durante una maratona o una mezza maratona è solitamente basso, ma negli ultimi dieci anni è significativamente aumentato. Lo afferma uno studio americano appena pubblicato sul New England Journal of Medicine. Secondo i ricercatori gli uomini corrono un rischio maggiore rispetto alle donne, e rappresentano un pericolo maggiore per le arterie e il cuore le maratone rispetto alle mezze maratone.

“I risultati suggeriscono che i corridori e i loro medici devono rendersi conto che le malattie cardiache possono prendere piede anche su corridori che sembrerebbero essere il ritratto della salute”, ha spiegato Aaron Baggish, coautore dello studio e medico del Massachusetts General Hospital. “Essere un corridore è uno dei modi migliori per rimanere in buona salute e ridurre il rischio di malattie. Ma ovviamente non garantisce una protezione dalle malattie al 100 per cento”, ha aggiunto. “Le persone che riscontrano maggiori difficolta’ sono quelle con disturbi congeniti o che hanno comunque sviluppato questo tipo di disturbi durante il normale processo di invecchiamento”.

La partecipazione alle gare sulla lunga distanza è rapidamente aumentata negli ultimi anni. Solo negli Stati Uniti la partecipazione alle maratone (42 km) è quasi raddoppiata negli ultimi dieci anni arrivando a coinvolgere nel 2010 circa 2 milioni di persone. I risultati della ricerca sono basati su un database che ha riunito tutte le maratone e mezze maratone svolte in America da gennaio 2000 fino al maggio 2010, arrivando a comprendere informazioni su 10,9 milioni di iscritti.

In tutto, ci sono stati 59 casi di arresti cardiaci, 42 dei quali fatali; il che significa un rischio di uno su 184.000 corridori, con un rischio di morte improvvisa di uno su 259.000. “Una percentuale complessivamente bassa”, ha detto Baggish. Il rischio di arresto cardiaco è stato di cinque volte superiore negli gli uomini rispetto alle donne, triplicando negli ultimi cinque anni di studio. “Tende a cimentarsi a questo tipo di gare anche gente che è stata precedentemente sedentaria, ed è chiaro che in questi casi prevalgono fattori di rischio cardiovascolare maggiori”, ha concluso.

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