Sinead torna a “Home”

O’Connor in tour con un nuovo disco. E qualche chilo in più.

di Bruno Giurato

Una carriera da combinaguai la sua, e per sua stessa ammissione. «Non
faccio proprio nulla allo scopo di causare problemi», dichiarava Sinead
O’Connor ormai 10 anni fa, «ma succede che ciò che faccio causa problemi
naturalmente».

Ora se Sinead Marie Bernadette sia davvero felice di aver passato tutta
una vita “sottobraccio a mister Guaio” non è dato sapere; di certo  c’è
la coerenza della sua poetica, sempre personale, radicale,
anticommerciale. Insomma, la cantautrice irlandese è un piccolo bug
in uno showbusiness in cui i codici della correttezza politica
inglobano quelli della trasgressione, e generano altre trasgressioni di
facciata e, va da sé, inoffensive. O’Connor, come la maledetta Amy
Winehouse sono invece esemplari di trasgressione vera, nell’arte come
nella vita.

Ora la cantante irlandese – che a inizio degli Anni ’90 si rivelò al mondo con Nothing compares 2 U, fantastica ballata scritta dal geniaccio Prince – è tornata sulle scene. E sale l’attesa per il suo nuovo disco Home.

Lei, bellissima e coi capelli alla marine (non proprio a zero, a uno)
ora è ingrassata, ha un po’ di pancia e i bicipiti da camallo. Ma la
voce è sempre la stessa. Forse anche meglio.

Dalla foto stracciata del papa all’offesa all’inno Usa

La carriera della cantante, nata nei dintorni di Dublino nel 1966, è
stata un vaso di Pandora di scandali in tutte le dimensioni e in tutti i
formati. Già negli Anni ’80, quando era solo una sconosciuta – con alle
spalle solo una partecipazione alla colonna sonora del film Captive composta da The Edge, chitarrista degli U2 – aveva difeso pubblicamente le azioni del’Ira.

«IL VERO NEMICO». A essere passati alla storia sono stati, però, gli attacchi alla Chiesa cattolica. Il 3 ottobre 1992, durante il Saturday Night Live, O’Connor apparse per cantare War
di Bob Marley, e in diretta, senza preavviso, tirò fuori una foto di
Giovanni Paolo II e la strappò gridando: «Combatti il vero nemico».
Scoppiò lo scandalo.

Nella lista nera di Sinead, subito dopo il papa, c’erano anche gli
Stati Uniti. Nel 1990, appena saputo che prima di un concerto nel New
Jersey sarebbe stato suonato l’inno nazionale americano se ne andò
lasciando il pubblico senza performance. Le sue canzoni furono censurate
dalle radio locali e il vecchio Frank Sinatra commentò laconico:
«Bisognerebbe prenderla a calci nel culo».

Un’infanzia di abusi all’origine della rabbia

L’origine della rabbia di O’Connor va ricercata, come spesso accade,
nell’infanzia. Mary, la madre alcolizzata appena restava sola
sottoponeva le figlie a violenze sessuali, e le obbligava ad andare in
giro per il vicinato con un cappello con cui chiedere l’elemosina.
Recuperati i soldi necessari correva a comprarsi da bere.

Le ragazzine vennero poi trasferite in un istituto di suore, in cui
Sinead si trovò benissimo. Le venne regalata la prima chitarra e fu
incoraggiata a darsi da fare con la musica.

RAPPORTO AMBIVALENTE CON LA FEDE. Forse va fatto
risalire a questo periodo il rapporto ambivalente di O’Connor con la
religione. Visto che Sinead è, dalla fine degli Anni ’90, sacerdote
della chiesa irlandese ortodossa cattolica e apostolica.

Passando dall’amor sacro a quello profano, le turbolenze restano. Nella
vita sentimentale, Sinead ha sempre percorso i sentieri
dell’irrequietezza: ha avuto quattro figli da quattro padri diversi, nel
2000 ha dichiarato e smentito di essere lesbica. Poi è arrivato il
parziale nuovo coming out, quando ammise di aver avuto tre relazioni con donne ma che, tutto sommato, preferiva gli uomini.

Fonte

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