Eurogendorf, la strana polizia europea e la sospensione di diritti nelle emergenze

eurogendfor
Sapete cos’è Eurogendfor? Sicuramente la grossa parte degli italiani ne è
ignara. Eurogendfor è nata sotto una coltre di scarsissima divulgazione
pubblica, eppure tale cambiamento ha coinvolto il celebrato corpo  dei
Carabinieri, la figura più sponsorizzata del tricolore. Il profilo e le funzioni di European Gendarmerie Force, forza militare, sono inquietanti.
Da un articolo di Altre Notizie – La strana polizia europea . “Si
chiama Eurogendfor. Una siglia, solo una sigla apparentemente innocua,
che però in italiano diventa “Gendarmeria europea”. Proprio in questi giorni, circondata da uno strano silenzio della stampa, è in discussione presso le commissioni Esteri e Difesa della Camera dei Deputati la proposta di legge di ratifica del trattato, datato 18 ottobre 2007, che istituisce questa strana gendarmeria: una forza militare sub-europea indipendente.
Andando a scavare nella documentazione dell’Unione Europea risulta difficile scovare genesi e obiettivi di questo organismo. Sulla carta è nato il 18 ottobre 2007, con il Trattato di Velsen, anche questo poco o nulla pubblicizzato presso i cittadini europei. Ne fanno parte non tutti i
Paesi UE, ma solo quelli dotati di una polizia militare: Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Italia. Secondo il Trattato, si tratta di una sorta di super-polizia sovranazionale a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.
Una forza pre-organizzata, robusta e rapidamente schierabile, composta esclusivamente da elementi delle forze di polizia con status militare,
al fine di svolgere tutti i compiti di polizia nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi. Dal 17 Dicembre 2008, fa parte a pieno titolo di Eurogendfor anche la Gendarmeria romena, portando quindi a sei il totale degli Stati membri.
Eurogendfor può contare su una forza di 800 “gendarmi” mobilitabile in 30 giorni, più una riserva di altri 1.500; il tutto gestito da due organi centrali, uno politico e uno tecnico. Il primo è il comitato interdipartimentale di alto livello, chiamato CIMIN, acronimo di Comité InterMInistériel dehaut Niveau, composto dai rappresentanti dei ministeri degli Esteri e della Difesa aderenti al trattato. L’altro è il Quartier generale permanente (PHQ), composto da 16 ufficiali e 14 sottufficiali (di cui rispettivamente 6 e 5 italiani). I sei incarichi principali (comandante, vicecomandante, capo di stato maggiore e sottocapi per operazioni, pianificazione e logistica) sono ripartiti a rotazione biennale tra le varie nazionalità, secondo gli usuali criteri per la composizione delle forze multinazionali.
Non si tratta quindi di un vero corpo armato europeo, un inizio di esercito unico europeo, nel qual caso si collocherebbe alle dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, ma di un semplice corpo armato sovra-nazionale che, in quanto tale, gode di piena autonomia. Non risponde delle proprie azioni a nessun Parlamento nazionale, né al parlamento europeo. Dunque, a chi risponde?
La sede del Quartier generale di Eurogendfor è in Italia, precisamente nella Caserma Chinotto a a Vicenza, dopo un lungo e silenzioso negoziato con la solita Francia. Ma a cosa serve, e soprattutto perché tanto silenzio? Non lo sappiamo per certo, ma la circostanza del silenzio mediatico pone determinati e seri interrogativi, soprattutto in considerazione del fatto che alcuni articoli del trattato prevedono una
totale immunità giudiziaria a livello nazionale ed internazionale.
Non solo. L’articolo 21 del trattato di Velsen prevede infatti l’inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di Eurogendfor. L’articolo 22 immunizza le proprietà ed i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali. L’articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possano essere intercettate.
L’articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L’articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro
carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.
Queste sono le inquietanti protezioni di cui la struttura si è dotata. Ma che compiti avrebbe? Nel trattato di Velsen c’è un’intera sezione intitolata “Missions and tasks”, in cui si apprende che Eurogendfor potrà operare “anche in sostituzione delle forze di polizia aventi status civile”, in tutte le fasi di gestione di una crisi e che il proprio personale potrà essere sottoposto all’autorità civile o sotto comando militare.
Vastissimi sono i compiti che il trattato affida a Eurogendfor: tra le altre cose garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico, eseguire compiti di polizia giudiziaria (anche se non si capisce per conto di quale Autorità Giudiziaria, controllo, consulenza e supervisione della polizia locale, compreso il lavoro di indagine penale, dirigere la pubblica sorveglianza, operare come polizia di frontiera, acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence.
Forse il vero scopo di Eurogendfor è proprio in questo ultimo punto: con tutte le immunità e le protezioni di cui si è dotata, la struttura
somiglia più a un servizio di spionaggio interno ed esterno, che ad uno di polizia. E’ stata progettata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di Polizia locali, agire nella più totale libertà e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno. Pertanto, non sembra una Polizia, ma qualcosa di simile al KGB sovietico, alla Stasi della DDR, all’OVRA di Mussolini, alla Gestapo di Hitler.
In Italia, i relatori del provvedimento di ratifica sono gli onorevoli Filippo Ascierto e Gennaro Malgieri, entrambi del PDL, che assicurano
che i chiarimenti del caso potranno essere dati in Aula, a Montecitorio, precisando che questa squadra speciale di polizia militare extra-nazionale risponderà solo ai ministri degli Esteri e della Difesa degli Stati membri. Cosa alquanto pericolosa, perché dietro vi è celato il potere, dato ad ogni Paese firmatario, di espropriare i propri parlamenti dalle decisioni sull’impiego delle proprie truppe. E consente di farlo in piena legalità.
In pratica, è un altro pezzo di democrazia che va via, che toglie potere ai parlamenti regolarmente eletti. L’opinione pubblica non lo sa, perché
i mezzi d’informazione tacciono. Sappiamo infatti tutto sulle liberta sessuali del Premier, ma poco su quelle civili di noi tutti. Quando la
democrazia va in deficit, l’informazione si adegua?” Per gli stati che non si adeguano, che non aboliscono la loro polizia militare, ci sono sanzioni.
Tutto questo  lascia presagire nulla di buono, considerando la situazione di falsa democrazia in cui viviamo.  La legittimità di un provvedimento,
applicato da  forze deputate all’ordine, può esser avallato, senza appelli e  giustificato come  “a fin di bene” per ottenere giustizia, ordine,  per proteggere  i cittadini,  oppure nell’ambito di un progetto di emergenza nazionale o internazionale. Una situazione del genere, tra altre, si è verificata dopo il terremoto abruzzese  dove, appunto, le condizioni di emergenza, hanno fornito bypass per una serie di  disposizioni nei confronti dei cittadini abruzzesi, privandoli di determinate autonomie, di gestione e decisioni libere, in nome dell’evento sismico.
La situazione è ben sintetizzata nel film “Draquila, l’Italia trema” di Sabina Guzzanti. Il controllo dell’osservanza di disposizioni, monitorate da personale militare, sono state definite dal giornalista  Angelo Venti, ” come un esperimento sulla sospensione dei diritti su larga scala e su un territorio esteso“.
Ricordo quel giorno, quando i miei salvatori vennero per portarmi via dalla mia casa: la loro insistenza e il loro calore diventavano involontaria intimidazione“. E’ la descrizione del prof. Colapietra, elegante e ironico per l’eloquio, nella narrazione della mattinata in cui rimase l’unico abitante del centro aquilano,  sfuggendo ad una paradossale situazione.
E’ palese come uno stato di emergenza, come il terremoto abruzzese, possa aver dato vie per applicare un regime di polizia militare, dove i comportamenti di pressione del “prestare aiuto” e l’uso del forte autoritarismo contro chi ha compreso  l’altra faccia della medaglia, sono sospetti.
Sconosciuta è anche l’esistenza di un organizzazione del precrimine. Sono ulteriori punti collegabili nello schema del nuovo ordine globale. Un controllo mondiale prospettato nel Nuovo Ordine,  che si sta già svolgendo in maniera invisibile sotto ai nostri occhi, è un controllo a “rete” su tutti, che si attuerebbe anche nel web, dove Google, social network, catturano elementi di ogni genere,  i nostri comportamenti, il nostro Dna ed altri  dati ancora. Google ha recentemente annunciato come le ricerche si potranno effettuare anche tramite riconoscimenti facciali e vocali.
Possibili commenti sui video che seguono, risultano superflui.

Aquilani ulteriormente bastonati.


Fonte:

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