Ilva di Taranto: il Noe chiede il sequestro dello stabilimento

I carabinieri del NOE ( nucleo operativo ecologico) hanno chiesto oggi a Taranto il sequestro dello stabilimento ILVA. Il provvedimento scaturisce dall’indagine che dovrebbe individuare le fonti dell’inquinamento da diossine, pcb e benzopirene registrate a Taranto e provincia.

L’ILVA  è una società per azioni del Gruppo Riva che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio.

Il Noe ha chiesto oggi il sequestro dopo 40 giorni di rilevazioni che avrebbero dimostrato una gestione  illecita dello smaltimento di fumi e polveri nell’aria. Più nello specifico le torce, che sarebbero dovute essere utilizzate solo in casi di emergenza per lo smaltimento dei gas in eccesso, in realtà venivano usate come mezzo per lo smaltimento dei rifiuti quotidianamente.

Ieri, durante l’incidente probatorio il Gip Patrizia Todisco ha disposto un’indagine epidemiologica per capire se ci sono relazioni fra l’emissione di gas e polveri e l’alta mortalità sul territorio tarantino.

Sono stati nominati per questo tre epidemiologi: Annibale Biggeri, docente di statistica medica a Firenze, Maria Triassi, direttore della scuola di specializzazione di igiene e medicina preventiva a Napoli, Francesco Forastiere, esperto di epidemiologia.

il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha affermato che “a Taranto ormai siamo in presenza di una situazione ambientale e sanitaria fuori controllo. L’iniziativa dei carabinieri che dopo aver eseguito per 40 giorni misurazioni e rilevazioni sono arrivati a chiedere al Gip il sequestro dell’ILVA, è lodevole ma dimostra la totale assenza delle istituzioni su una questione così importante come la tutela della salute dell’ambiente. Mi chiedo – aggiunge – per quale ragione le istituzioni della Regione Puglia non abbiano fatto lo stesso. È circa un anno che noi Verdi chiediamo al Presidente della Regione Puglia un’indagine epidemiologica nell’area di Taranto per verificare la relazione fra morti e l’inquinamento».

Nell’inchiesta risultano indagati  indagati Emilio Riva, suo figlio Nicola e i dirigenti Luigi Capogrosso e Ivan Di Maggio. Sono accusati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato e getto di cose pericolose.

Fonte

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