Berlusconi e la P4: «Sono serenissimo e Letta è estraneo»

Roma – «Sull’inchiesta della P4 e sull’ipotesi che sia coinvolto anche Gianni Letta, Berlusconi è serenissimo poichè è convinto che si tratti di un’inchiesta basata sul nulla come dimostra il fatto che tutti, anche nell’opposizione, mettono la mano sul fuoco sul fatto che Letta non solo è un galantuomo ma è anche un gran servitore delle istituzioni». Così Micaela Biancofiore, deputata dimissionaria del Pdl, riferisce del colloquio avuto con Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli.

Intanto il pm di Napoli Henry John Woodcock si è recato oggi a Palazzo dei Marescialli a Roma per consegnare al Csm l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei giorni scorsi nell’ambito dell’inchiesta sulla P4 . Lo si è appreso da fonti giudiziarie.

La consegna degli atti si riferisce alla posizione del magistrato e parlamentare del Pdl Alfonso Papa, destinatario dell’ordinanza di custodia in carcere, la cui esecuzione è sospesa in attesa delle decisioni della Camera dei Deputati. Nei confronti di Papa ieri il procuratore generale presso la Cassazione ha avviato il procedimento disciplinare davanti al Csm.

Sono due i magistrati, diversi per temperamento ma accomunati dall’impegno e dalla tenacia profusi nel lavoro, impegnati sull’inchiesta. Henry John Woodcock, appunto, e Francesco Curcio, i due pubblici ministeri della procura di Napoli titolari dell’ inchiesta sulla P4 che in questi giorni sta mettendo a rumore il mondo della politica e delle istituzioni.

Anche il Csm si occuperà della vicenda della P4 che ha coinvolto il magistrato e parlamentare del Pdl Alfonso Papa ma che potrebbe lambire pure altre «toghe». Un caso che allarma i giudici come è emerso con chiarezza al congresso di Unità per la Costituzione, la corrente di maggioranza della magistratura. Ieri era stato il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito ad annunciare una sua iniziativa. E oggi proprio dal congresso della principale corrente delle toghe il presidente della Prima Commissione del Csm, Guido Calvi, ha garantito che «la Commissione interverrà perché lo impongono le sue competenze». E che nella prima riunione utile, il 27 giugno, proporrà ai colleghi di chiedere ai magistrati che conducono l’inchiesta di trasmettere copia degli atti.

L’intenzione è di procedere sulla linea del «rigore» come si è fatto di fronte ai magistrati coinvolti in casi analoghi, come quello della P3, che ha visto più di una toga scegliere la strada delle dimissioni o del trasferimento pur di evitare sanzioni. «Il Csm farà il suo dovere istituzionale se e quando sarà investito, adottando i provvedimenti di sua competenza», ha detto da parte sua il vice presidente del Consiglio superiore, Michele Vietti, che però non ha voluto esprimere giudizi su quanto sta emergendo dalla carte napoletane: «rispetto i principi del garantismo, non valuto mai le inchieste per impressione». L’allarme tra le toghe è acuto. E non è un caso che oggi il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, anch’egli presente al congresso, è tornato a parlare di una vicenda «inquietante» rispetto alla quale il sindacato delle toghe intende intervenire «senza indugi e tentennamenti», perché la magistratura «ha bisogno di credibilità e discontinuità rispetto a comportamenti e fatti con cui non vogliamo avere nulla a che fare».

«Nel 2007 l’inchiesta `Why not´ è entrata nel vivo. Viene fuori di tutto: associazioni segrete, pubblici funzionari infedeli, pezzi di Stato deviati. Facciamo visita, con la polizia giudiziaria, a Luigi Bisigignani. Faccio la perquisizione e da quel momento è un cataclisma». A riferilo è Luigi De Magistris, neo eletto sindaco di Napoli e allora pm a Catanzaro, in una intervista all’Unità. «Quel sopralluogo – ricorda – imprime un’accelerazione folle, assolutamente inaspettata, alla vicenda che mi porterà nel giro di pochissimo tempo a perdere le funzioni di Pubblico ministero». Le «stesse persone che ritrovo nella P4 – sottolinea – mi levarono il fascicolo e mi cacciarono». E ora «i miei ex colleghi Greco, Woodcock e Curcio – dice De Magistris – hanno riscontrato quasi le stesse cose che stavo riscontrando io: un governo occulto della cosa pubblica, parallelo a quello legale e interagente con esso, che orienta il comportamento di organi costituzionali entrando nei processi di approvazione delle leggi e di adozione di provvedimenti amministrativi che incidono pesantemente sulla collettività». «Questi per anni hanno violato la legge usando la carta bollata. È per questa ragione che i loro scopi sono eversivi. Tecnicamente siamo di fronte ad un tentativo di eversione dell’ordine costituzionale».

L’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha invece dato mandato ai suoi legali di avviare le azioni giudiziarie «contro quei quotidiani, e `La Repubblica´ in particolare, che sia ieri che oggi» lo chiamano in causa «come persona in qualche misura interessata nell’inchiesta P4». «Consapevole di deludere gli esperti di cronaca giudiziaria ed i grandi moralisti che con accanimento processano sulla carta stampata le persone per bene – dice Bertolaso – informo infatti che, sebbene sapessi chi fossero come ovvio alcuni degli indagati nella vicenda in questione, non ho mai conosciuto né il dottor Luigi Bisignani né l’onorevole Alfonso Papa e sfido chiunque a dimostrare il contrario con qualche intercettazione o altre prove certamente in possesso di chi si erge a giudice mediatico e che sarò davvero curioso di vedere». «È inoltre ben noto alle autorità competenti – conclude Bertolaso – come non abbia mai avuto contatti con chicchessia per avere informazioni od altro sulle attività della magistratura avviate nei miei confronti».

Fonte: IL SECOLO XIX

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