Libia: la Francia: attacchi in tempi rapidi. Gheddafi jr: non abbiamo paura

GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA

12.,00: Gran Bretagna pronti caccia
La Gran Bretagna sta preparando la propria aviazione militare ad un eventuale intervento in Libia con l’invio di uno squadrone di caccia Typhoon dislocati nella base aerea di Akrotiri, sulla costa meridionale dell’isola di Cipro. Lo rendono noto stamani i media ciprioti ricordando che Cipro è situata a 1.850 chilometri a Ovest da Tripoli (una distanza che i Typhoon possono coprire in meno di un’ora) e che i jet britannici hanno un’autonomia di 2.900 chilometri.

10,30: La Turchia si oppone all’intervento internazionale e chiede il cessate il fuoco
La Turchia chiede un immediato cessate il fuoco in Libia e si oppone ad un intervento militare internazionale. Lo ha detto l’ufficio del primo ministro in un comunicato insistendo per una soluzione pacifica al conflitto.

10,30: A mezzogiorno vertice a Palazzo Chigi
È previsto a mezzogiorno, a Palazzo Chigi, un vertice tra i vari ministri, i capi dei servizi di sicurezza e il vertice militare della Difesa sulla situazione dopo l’approvazione della risoluzione dell’Onu sulla Libia. Lo si è appreso da fonti governative. Nel corso della riunione dovrebbe in particolare essere preso in esame il contributo italiano all’attuazione della `no-fly zone´. Quindi i ministri degli Esteri Franco Frattini e della Difesa Ignazio La Russa saranno ascoltati alle 14 dalle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato a Palazzo Madama.

Ore 9.45: Antiterrorismo a Bengasi per disarmare gli insorti
Il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Seif al Islam, ha detto che forze «anti-terrorismo» saranno mandate a Bengasi per disarmare gli insorti. Lo riferisce la televisione satellitare al Jazira.Seif ha confermato che le forze governative accerchieranno la roccaforte degli insorti ma non entreranno in città. Non è chiaro da dove parlasse il figlio di Gheddafi. Le sue dichiarazioni sono riportate in una striscia che scorre sulla parte inferiore dello schermo tv.

Ore 9.15: Le forze di Gheddafi bombardano Misurata
Le forze fedeli al colonnello Gheddafi stanno martellando Misurata, città 200 chilometri ad est di Tripoli in mano agli insorti, dopo una notte di spari con armi pesanti. Lo ha riferito un portavoce degli antigovernativi. Secondo la tv satellitare al Jazira in lingua inglese, combattimenti fra `lealisti´ e insorti sono in corso a Misurata e ad Ajdabiya, 200 chilometri a sud di Bengasi, la principale roccaforte degli antigovernativi. La notizia dei nuovi attacchi delle forze di Gheddafi a Misurata giunge dopo l’imposizione di una no fly zone sulla Libia da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu, la scorsa notte. Decine di bombe di tutti i tipi si abbattono da ieri sera sulla città», ha detto il portavoce degli insorti alla France Presse. «Ci sono ancora intensi tiri di artiglieria», ha aggiunto, precisando di ignorare se ci sono vittime. Ieri il regime aveva detto che i lealisti avevano ripreso Misurata, ma un portavoce degli antigovernativi aveva smentito.

Ore 9.10: La Francia: l’obiettivo è la caduta di Gheddafi
L’intervento militare che si concretizzerà «nelle prossime ore» e che vedrà la Francia in prima fila, «non è un’occupazione del territorio libico» ma «un dispositivo per proteggere il popolo libico e consentirgli di andare fino in fondo al suo anelito di libertà e quindi alla caduta del regime di Gheddafi»: lo ha detto ai microfoni della radio RTL Francois Baroin, portavoce del governo di Parigi. Dopo aver confermato l’intervento militare nelle prossime ore e con la partecipazione delle forze armate della Francia, Baroin ha aggiunto che «i francesi, che erano all’avanguardia in questa richiesta, saranno naturalmente coerenti con l’intervento militare, quindi parteciperanno». «Quanto avvenuto stanotte è una tappa importantissima in questa gestione della guerra in Libia – ha continuato Baroin – del massacro da parte di Gheddafi del suo popolo. E bisogna riconoscere il ruolo di primo piano avuto dal presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy e dalla Francia».

Ore 8.30: La Cina frena
La Cina ha ribadito oggi di aver serie riserve sulla risoluzione dell’Onu sulla Libia. Lo ha scritto in un comunicato la portavoce del ministero degli esteri cinese, Jiang Yu. «Noi ci opponiamo all’uso della forza nelle relazioni internazionali e abbiamo serie riserve su alcune parti della risoluzione», ha detto la portavoce, riferendosi alla risoluzione Onu che ha autorizzato una no fly zone sulla Libia. «Considerando la preoccupazione e le motivazioni di alcuni paesi arabi e dell’Unione Africana – ha scritto la Jiang – e considerando la situazione speciale in Libia, la Cina e alcuni paesi si sono astenuti dal votare la bozza della risoluzione». La Jiang ha ribadito che la Cina «sostiene l’impegno dell’inviato speciale per la Libia del segretario generale delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana e della Lega araba per risolvere la situazione corrente in Libia in un modo pacifico», perché Pechino, ha scritto la Jiang, ha sempre appoggiato i principi dell’Onu sulla sovranità di ogni singolo paese, l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unificazione, la carta delle Nazioni Unite e le leggi internazionali. «L’attuale situazione in Libia – ha scritto la Jiang – dovrebbe essere risolta attraverso il dialogo ed altri mezzi pacifici. Ci aspettiamo che la Libia restauri la stabilità quanto prima ed eviti una escalation del conflitto armato e un peggioramento della crisi umanitaria».

Ore 8.10: Il figlio di Gheddafi: non abbiamo paura
La Libia non ha paura. Lo ha detto Seif al-Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi a proposito della risoluzione sulla no fly zone approvata ieri dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu

Ore 8.00: la Francia accelera: attacchi in tempi rapidi
Gli attacchi contro le truppe di Gheddafi avverranno «in tempi rapidi» e la Francia vi prenderà parte. Lo ha detto a Parigi il portavoce del governo, Francois Baroin. Parlando ai microfoni della radio RTL, Baroin ha confermato che Parigi prenderà parte all’intervento militare in Libia dopo l’approvazione della risoluzione all’Onu. L’intervento è previsto in «tempi rapidi», ha precisato il portavoce del governo, «nelle prossime ore».

Ore 6.00: La Nato esamina l’autorizzazione dell’Onu
«La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu andrà esaminata attentamente». Lo ha detto il colonnello Massimo Panizzi, portavoce della delegazione militare italiana presso la Nato, intervistato da Sky Tg24. «La Nato agirà su un mandato chiarissimo e con il supporto regionale» ha aggiunto Panizzi ricordando che l’Alleanza Atlantica «sta seguendo con grande attenzione» la situazione in Libia sin dalla prima risoluzione 1970 dell’Onu. «Ora la Nato – ha concluso Panizzi – esaminerà questa risoluzione ed esaminerà se ci sono i presupposti per agire».

IL PUNTO DOPO LA NOTTE

New York – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973 che impone una no fly zone sui cieli della Libia e prevede «tutte le necessarie misure per proteggere la popolazione civile», tranne un’ invasione di terra. Lo stop agli aerei di Gheddafi, secondo la Francia, potrebbe essere messo in atto nel giro di poche ore. E la Francia accelera anche sugli interventi aerei. «Gli attacchi contro le truppe di Gheddafi avverranno in tempi rapidi» e la Francia vi prenderà parte. Lo ha detto a Parigi il portavoce del governo, Francois Baroin. La Cina invece frena. «Noi ci opponiamo all’uso della forza nelle relazioni internazionali e abbiamo serie riserve su alcune parti della risoluzione», ha detto la portavoce, riferendosi alla risoluzione Onu che ha autorizzato una no fly zone sulla Libia. La Libia comunque non ha paura. Lo ha ribadito Seif al-Islam, figlio del leader Muammar Gheddafi.

La Bbc ha riferito che non è escluso «entro oggi, venerdì» un intervento dell’aviazione britannica. Il testo è stato approvato con il voto favorevole di dieci Paesi: Francia, Gran Bretagna, Usa, Bosnia, Gabon, Nigeria, Sudafrica, Portogallo, Colombia e Libano.

Si sono astenute Russia, Cina, entrambe con diritto di veto, oltre a Germania, Brasile e India. È stato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, a presentare in Consiglio la risoluzione che impone la no fly zone. In funzione del documento approvato, il via libera alla zona di non sorvolo sulla Libia potrebbe scattare già nella notte. La Francia ha reso noto al Palazzo di Vetro che «diversi Paesi arabi parteciperanno alla no fly zone».

Secondo indiscrezioni, la partecipazione araba alla no fly zone potrebbe arrivare da Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (Eau), Egitto e Giordania. Il testo, appoggiato anche dalle delegazioni di Londra, Washington e Beirut (a nome della Lega Araba), ha ottenuto un voto in più dei nove previsti prima della riunione del Consiglio. Ha votato a favore anche il Portogallo, mentre la Germania è stata l’unico dei Paesi europei votanti ad astenersi.

Nel momento stesso in cui la risoluzione è stata approvata, migliaia di persone hanno festeggiato in piazza a Bengasi, davanti alla sede del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), il governo degli insorti, nonostante pochi minuti prima fossero state udite tre forti esplosioni e fosse subito entrata in azione la contraerea dei ribelli. Il nuovo testo esclude la possibilità di avere in Libia una «forza occupante», ma contemplare l’uso di «tutte le misure necessarie» per la protezione dei civili. Queste misure prevedono in maniera esplicita l’istituzione della no fly zone, ma secondo alcuni diplomatici del Palazzo di Vetro potrebbero aprire la strada anche ad altre operazioni militari terrestri. «È questione di giorni, se non di ore», aveva detto il ministro francese Juppè, chiedendo il voto favorevole del Consiglio. «Dobbiamo agire subito per fermare Gheddafi, sperando che non sia già troppo tardi». Per effetto della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, vengono bloccate una serie di entità finanziare libiche come la Central Bank of Libya, la Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, oltre che la Libyan National Oil Company. Inoltre tutti i voli di tipo commerciale da e per la Libia sono da ora vietati, esattamente come quelli militari, in modo da fermare l’afflusso di denaro nelle casse del Colonnello o l’arrivo di nuovi mercenari.

L’ITALIA PRONTA A FORNIRE BASI E AEREI
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è unito al vertice informale convocato ieri sera dal premier  Silvio Berlusconi con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ed è stato informato degli ultimi eventi relativi alla Libia dal premier. L’incontro, riferiscono fonti governative, è stato informale e si è tenuto in una sala del teatro dell’opera al termine della rappresentazione del Nabucco per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il capo dello Stato, riferiscono le stesse fonti, ha raggiunto i membri del governo che lo hanno prontamente ragguagliato su quanto sta avvenendo.

L’Italia è pronta a mettere a disposizioni basi e aerei per contribuire all’attuazione della `no fly zone´ autorizzata dall’Onu: è quanto si apprende da fonti qualificate, le quali sottolineano che sono già state pianificate diverse opzioni che saranno ora valutate con gli altri partner internazionali. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha sempre detto che l’Italia intende avere «un ruolo di primo piano» e ieri sera ha ribadito che «non ci sottrarremo ai nostri doveri»: questo significa, in primo luogo, la messa a disposizione delle basi aeree non più per mere finalità umanitarie, come già avviene dall’inizio della crisi per Sigonella, ma anche per veri e propri scopi militari.

Come concordano molti esperti, l’attuazione di una no fly zone sulla Libia dovrebbe cominciare con un attacco, «nel senso – spiega l’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Leonardo Tricarico – che occorre neutralizzare i mezzi antiaerei nemici, cioè distruggere radar e postazioni missilistiche. Noi questa capacità, cosiddetta SEAD, cioè `soppressione delle difese aeree nemiche´, ce l’abbiamo ed è costituita dai caccia Tornado: l’abbiamo fatto in Kosovo insieme ai tedeschi e dopo tre giorni non volava più un aereo serbo». Naturalmente è presto per dire se l’Italia metterà effettivamente a disposizione questi assetti aerei, eventualmente insieme ai caccia F-16 ed Eurofighter, idonei per il pattugliamento e la sorveglianza, oltre agli aeroplani Av8, di cui è equipaggiata la portaerei Cavour.

Una cosa che invece viene data per scontata e, appunto, la messa a disposizione delle basi aeree, specie quelle del centro-sud, sia per il rischieramento degli aerei di altri Paesi, sia per l’assistenza logistica. Gli aerei-radar Awacs, ad esempio, potrebbero essere dislocati a Trapani, che è specificatamente attrezzata per questo tipo di velivoli, ma basi idonee ad ospitare caccia sono tutte: da Grazzanise a Gioia del Colle. Si potrebbe ricorrere, in caso di necessità, perfino a Lampedusa o Pantelleria. Vi è poi un’altra capacità fondamentale, ricorda ancora il generale Tricarico, «che ha a che fare con l’intelligence e di cui è dotata l’Italia: si tratta della costellazione di satelliti Cosmo-Skymed che è completamente operativa e che ha una performance superiore a qualsiasi altro sistema esistente.

Grazie a questi satelliti si può avere una rappresentazione fotografica ricorrente con definizione molto alta, quanto di meglio ci sia oggi in circolazione». Agli stessi fini possono essere impiegati anche gli aerei senza pilota (droni) `Predator´, che sono dotati di grande autonomia e che potrebbero essere pilotati dalla loro base di Amendola, in Puglia.

Fonte: Il Secolo XIX.it

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