Unità d’Italia, festa e polemiche La Lega boicotta la celebrazione

Napolitano parla alle Camere,
tra i lumbard presenti i ministri
e un solo deputato. Poi Bossi
applaude il Capo dello Stato

 

ROMA
Sono state celebrazioni movimentate quelle per il compleanno dell’Italia unificata: ci sono state le assenze della Lega a Montecitorio, le contestazioni a Berlusconi nelle strade di Roma, c’è stato Emanuele Filiberto al Pantheon, i cardinali Bagnasco e Bertone alla Camera, in piedi con gli altri a cantare l’inno.

Ma la giornata ha avuto come protagonista indiscusso Giorgio Napolitano, autore di un discorso che è riuscito a strappare un «bravo» anche a Umberto Bossi, rigorosamente senza coccarda tricolore ma disposto ad alzarsi in piedi con gli altri ministri quando risuonano le note di Fratelli d’Italia e a tributare un applauso (uno solo, ma può bastare) al capo dello Stato che finisce di parlare.

Cominciata con l’omaggio al Vittoriano, proseguita con la visita ai luoghi risorgimentali del Gianicolo (teatro della resistenza della repubblica romana) e con la deposizione della corona di alloro sulla tomba di Vittorio Emanuele II al Pantheon, alla presenza dei raggianti eredi dei Savoia Vittorio Emanuele e Emanuele Filiberto, la celebrazione dei 150 anni è stata punteggiata qui e là da qualche contestazione all’indirizzo del premier. Qualcuno gli ha gridato «dimettiti» mentre usciva dal museo del risorgimento al Gianicolo, e qualche fischio si è sentito mentre Berlusconi varcava il portone di Santa Maria degli Angeli, dove il cardinale Bagnasco ha celebrato una messa per l’anniversario. Fischi che hanno indotto il premier, al termine della messa, a uscire, unico tra le autorità presenti, dalla porta laterale della basilica.

Nel frattempo, a Montecitorio, la domanda ricorrente era: quanti leghisti verranno? Alla fine se ne presentano davvero pochi: solo sei su 85 rappresentanti del Carroccio. C’erano i ministri Bossi, Calderoli, Maroni, il sottosegretario Sonia Viale e il deputato Allasi. Tutti gli altri (compresi i capigruppo) non si sono fatti vedere. Tribuna strapiena, con il segretario di Stato vaticano Bertone e il capo dei vescovi italiani Bagnasco ospiti speciali. Napolitano prende la parola dopo Fini e Schifani, che preparano il terreno per il discorso presidenziale: il primo ricordando che festeggiare «è un dovere civile per tutto il paese», il secondo chiedendo di «non creare contrapposizioni che impediscono di creare la piena unità ». Napolitano parla per 40 minuti, senza risparmiarsi. Un discorso dai forti accenti patriottici, ma sostanzialmente rivolto al futuro: «Reggeremo in questo gran mare aperto alle prove che ci attendono – dice il capo dello Stato – perchè disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali. Ma ci riusciremo a una condizione: che operi nuovamente un forte cemento unitario, non eroso e dissolto da cieche partigianerie».

Il Capo dello Stato non si muove in un orizzonte di semplice commemorazione storica. Parla della Costituzione, che rappresenta «la valida base del nostro vivere comune offrendo un corpo di principii e di valori in cui tutti possono riconoscersi». E auspica un evoluzione dello Stato in senso federalista «rafforzando le basi dell’unità nazionale». Perchè Napolitano non vuole che il divario tra nord e Sud «ereditato dalle incompiutezze dell’unificazione», si approfondisca ulteriormente. Proprio per questo chiede «un esame di coscienza collettivo» sul Mezzogiorno, alle quale va associata «una severa riflessione sui propri comportamenti da parte delle classi dirigenti e dei cittadini dello stesso Mezzogiorno». «L’amor di patria» che il capo dello Stato evoca nell’aula della Camera non ha niente a che vedere, è lui stesso a dirlo, con il nazionalismo. L’identità italiana è fatta di «lingua, cultura, patrimonio storico-artistico e storico-culturale», tutti elementi costitutivi di quel «cemento unitario» su cui Napolitano insiste più volte. Significativamente, tra i «punti di forza» dell’Italia, Napolitano cita il rapporto con la Chiesa, fondamentale per il «consolidamento della coesione nazionale».

Alla fine, commozione e stanchezza per il capo dello Stato: un bicchiere d’acqua zuccherata gli restituisce le forze . Umberto Bossi applaude e commenta soddisfatto: «Napolitano è una garanzia». Ma per tutta la giornata, i leghisti in giro per l’Italia sono protagonisti di piccole manifestazioni «antiunitarie». Come a Milano, dove Matteo Salvini si presenta con una scrivania per strada, per far vedere che al comune di Milano si lavora anche nel giorno dedicato alla festa dell’unità. Qualcuno si avvicina, ma molti dissentono e fischiano sonoramente. A Varese, invece, qualcuno espone una bandiera tricolore in una sede storica dei leghisti, costringendo i militanti del carroccio a togliere il tricolore. In controtendenza il governatore del veneto Zaia, che si presenta alla riunione del consiglio regionale con una coccarda bianca rossa e verde all’occhiello. La giornata si chiude all’Opera di Roma con Napolitano e Berlusconi seduti in prima fila ad assistere al Nabucco duretto da Riccardo Muti.

Fonte:  La Stampa.it

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