Ore 24: attacco alla Libia

New York – Raid aerei mirati contro le posizioni dell’esercito del regime libico di Muhammar Gheddafi potrebbero avvenire già questa notte, non appena ottenuto il via libera dell’Onu per un ricorso alla forza. Lo dicono fonti diplomatiche francesi, confermate dal primo ministro Francois Fillon. I raid potrebbero intervenire nel quadro di un’operazione condotta da Francia, Gran Bretagna e Emirati Arabi Uniti, ha precisato la stessa fonte. Un’informazione che per il momento non è stata confermata da altre fonti.Il testo della risoluzione impone una no fly zone sui cieli della Libia, al fine di proteggere i civili nel Paese, compresa la città ribelle di Bengasi, che viene menzionata nella bozza di risoluzione. La votazione è attesa tra le 23 e le 24.

Fonti diplomatiche al Palazzo di Vetro hanno sottolineato che il testo, messo a punto dalla Francia assieme alla Gran Bretagna e al Libano, esclude esplicitamente la creazione di una «forza di occupazione» in Libia, il che tuttavia non significa che sia escluso a priori l’impiego di forze terrestri.

Questa formulazione, intorno al quale ruota il dibattito in corso, consente di dare luce verde ad operazioni militari mirate a salvare i civili, anche se esclude che le forze militari terrestri possano essere considerate una «forza di occupazione». Fonti diplomatiche che hanno assistito ai negoziati hanno detto che Russia e Cina, che hanno potere di veto, potrebbero astenersi (la risoluzione avrebbe comunque luce verde). Secondo le fonti, l’India potrebbe astenersi o votare `no´. Non è chiara, infine, la posizione di Portogallo e Germania, che negli ultimi giorni hanno sottolineato di preferire un inasprimento delle sanzioni piuttosto che un’operazione militare. Tutti gli altri Paesi del Consiglio dovrebbero dare il loro via libera. La risoluzione dovrebbe raccogliere almeno dieci voti favorevoli. Sono necessari nove voti per l’approvazione. Naturalmente senza alcun veto da parte dei Cinque Grandi, cioè Usa, Gb, Francia, Russia e Cina.

Nel pomeriggio il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, aveva parlato dell’urgenza di un intervento, che – come è noto – coinvolgerebbe comunque l’Italia, che ha dato la disponibilità delle proprie basi per la logistica delle operazioni aeree.

CORSA CONTRO IL TEMPO
«Stiamo arrivando a Bengasi, arriviamo questa sera e non avremo pietà». Muammar Gheddafi è apparso stasera in tv per lanciare la sua minaccia agli insorti della Cirenaica, a poche ore dalla possibile decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di un intervento per proteggere i civili «con tutti i mezzi», con la Francia pronta a colpire non appena ottenuto il via libera. Rivolgendosi direttamente agli abitanti della roccaforte della `Rivoluzione del 17 febbraio´ (che oggi ha celebrato in sordina la ricorrenza di un mese), il colonnello ha assicurato che «le persone disarmate non hanno niente da temere ma ogni casa sarà perquisita», chiedendo ai suoi di non inseguire i ribelli che depongono le armi e fuggono.

Già stamattina la tv di Stato libica aveva annunciato che le forze `lealiste´ erano alle porte di Bengasi. Notizia smentita dal Consiglio transitorio libico, l’organo politico dei ribelli, nell’ormai consueta altalena di annunci e repliche. È stato così una settimana fa per Ras Lanuf, poi Brega e Ajdabyia, lo è ancora a Misurata, ultima roccaforte degli insorti nell’ovest della Libia, dove anche oggi ci sono stati scontri. E ora tocca a Bengasi, dove a mettere un punto fermo sono stati gli Stati Uniti: «Le truppe di Gheddafi sono a 160 km dalla città», ha detto il sottosegretario di Stato William Burns.

Fonte: Il Secolo XIX

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